Sono certo che nessuno studente di economia che abbia fatto microeconomia si sia fatto gabbare dalla propaganda populista di chi ha predicato l’astensione.
1)
La famosa “vita utile” di un giacimento, è chiaro a tutti, NON ESISTE in senso oggettivo:
il gas finisce quando non si ha piu’ convenienza a estrarlo.
Lo studente del primo anno sa che è utile spesso fare calcoli “al margine”:
“se faccio un passetto quali sono i guadagni, quali sono i costi? se il passetto dà un guadagno maggiore del costo allora compio il passetto”
Quanto incasserà il concessionario del giacimento che estragga l’ultimo metro cubo “utile” di gas (o barile di petrolio)? Il prezzo del bene.
In quali costi incorrerà? Nel costo di estrazione a cui si deve aggiungere il costo di smantellamento dell’intera piattaforma.
E’ chiaro che il concessionario non avrà mai interesse a svuotare il giacimento con il rischio di dover sostenere i costi di smantellamento!
2) tutti gli studenti di economia, ma non solo quelli, capiscono al volo che
NESSUN POSTO DI LAVORO sarebbe andato perso se il referendum avesse raggiunto il quorum.
Quando un’impresa ottiene una concessione, conosce i termini e si organizza per sfruttarla al meglio.
Come ogni agente economico, prende le sue decisioni in base alle condizioni esistenti e sulla base delle sue aspettatve per il futuro. Ad esempio, quando le compagnie hanno chiesto le concessioni il petrolio non costava 120$ al barile, ma prezzi analoghi o addirittura inferiori a quelli odierni. In ogni caso, le oscillazioni dei prezzi delle risorse minerarie fanno parte del NORMALE RISCHIO di impresa.
Come puo’ mai essere che un imprenditore che fa bene i suoi conti debba licenziare lavoratori a causa del mantenimento delle condizioni della concessione rimangono immutate (come sarebbe stato se fosse passato il sì)?
E perche’ dovrebbe licenziare lavoratori oggi se la grandissima parte delle concessioni avrebbe continuato a valere per un numero molto alto di anni?