LA MEMORIA DEL FUTURO
Giuseppe Levi, scienziato e mentore
Forse proprio in momenti storici difficili come quello che stiamo vivendo, sentiamo l’esigenza di guardare al passato per proiettarci nel futuro.
Incontro recentemente a casa sua a Ivrea il professor Antonio Barasa, allievo di Giuseppe Levi. Egli ricorda con me, mostrandomi un’enorme quantità di documenti, il suo Maestro. Mi mostra le bozze del suo lavoro sulla grandezza dei neuroni corticali corrette da Levi già ottantacinquenne e mi racconta che ogni volta che Levi parla di scienza i suoi occhi si illuminavano, probabilmente di quella stessa luce che vedo negli occhi del suo allievo mentre parla con me. Mi racconta che Levi era fortemente convinto, ripetendo le parole di un altro grande scienziato del tempo, Santiago Ramon y Cajal, che la qualità di un Maestro “non consiste nel formare dei discepoli che lo seguano ma nel formare dei saggi che lo superino”.
Cominciamo a sfogliare assieme il suo vasto archivio e ricordiamo una storia che per me va raccontata.
Era il 1861 e veniva proclamato il Regno d’Italia e Torino ne diventava la capitale.
Proprio quell’anno il ministro De Sanctis chiama a Torino il fisiologo sperimentale olandese Jacob Moleschott; era appena entrata in vigore la legge Caselli. L’intento del ministro Caselli era quello di arricchire con l’influsso delle correnti di pensiero europeo la cultura fortemente positivista di Torino.
Questo è, infatti, il periodo storico in cui in Europa si stanno costruendo le basi della Biologia moderna. In Germania si formula la teoria cellulare, in Moravia Gregor Mendel getta le basi della genetica classica e in Inghilterra Darwin pubblica la teoria dell’evoluzione. Bisognerà aspettare il secolo successivo perché queste teorie si diffondano e si integrino assieme. Ma a Torino, come accennato, ci si è preparati a raccogliere e discutere queste teorie rivoluzionarie. Nel 1871, infatti, viene pubblicato ‘The Descent of Man’ di Charles Darwin e già lo stesso anno, Michele Lessona ordinario di Zoologia a Torino, traduce il testo di Darwin in italiano. Ma questo è solo l’inizio.
Già dal 1864 Torino non è più la capitale del Regno d’Italia ma non perde il suo ruolo di punto di riferimento del progresso scientifico del neonato Regno.
Nel 1884 Torino ospita l’Esposizione Nazionale e in quell’occasione si dà inizio al progetto di costruzione della “città della scienza” che sorgerà proprio davanti al parco del Valentino, dove si svolgeva l’Esposizione Nazionale. Il progetto degli edifici della città della scienza è affidato a Leopoldo Mansueti che ripropone qui la struttura architettonica di quello che sarà un altro tempio della Scienza, gli edifici dell’Università a Roma in via Panisperna.
Uno di questi edifici della “città della scienza” ospita a partire dal 1898 l’Istituto di Anatomia Umana.
L’ingegner Mansueti forse aggiunge un ingrediente particolare alle strutture architettonicamente simili che costruisce a Roma e a Torino. La storia dei “ragazzi di via Panisperna” è nota a tutti ma forse non tutti sanno che qui a Torino si formano, sotto la guida di un mentore e scienziato illuminato, ben tre premi Nobel.
Se non avete ancora perso la pazienza ecco la storia in breve.
Nel 1919 Giuseppe Levi assume la direzione dell’Istituto di Anatomia Umana, già diretto da eminenti anatomisti. Presto si rivela una personalità di spicco in ambito nazionale e internazionale. La sua produzione scientifica comprende 250 pubblicazioni in un periodo di attività di 67 anni. Ricerca in vari settori dell’istologia e della citologia del sistema nervoso e formula la cosiddetta Legge di Levi che correla la dimensione delle cellule con la mole dell’organismo. Ma soprattutto è un pioniere nella coltivazione di cellule e tessuti viventi in vitro e nella loro osservazione microcinematografica. Introduce per primo in Italia queste tecniche, innescando un importante cambiamento di paradigma metodologico in Biologia e Medicina.
Una delle poche copie ancora rimaste della monumentale monografia di Levi sui gangli spinali è in possesso della sezione di Anatomia Umana della Biblioteca di Medicina e Farmacia dell’Università di Pisa. Per rendere accessibile a tutti questo testo storico e per rendere omaggio a un grande scienziato, Massimiliano Bertelli e Silvia Berti dell’Ufficio Digitalizzazione del Sistema Bibliotecario di Ateneo, su proposta di Livia Iannucci, hanno digitalizzato il contenuto di questa monografia, accessibile a questo link. Anche i non addetti ai lavori, potranno apprezzare le magnifiche tavole istologiche a corredo del testo.
Levi anticipa un altro cambiamento di paradigma che negli anni ’60 darà avvio alla cosiddetta Biologia dei Sistemi. Per Levi “vita significa complessa organizzazione inter- e intramolecolare”, in altre parole “la vita non è legata ad una sostanza speciale, e non è una reazione speciale, ma è un gran sistema di processi e di sostanze che non possono essere dissociate”.
Infine, studia a fondo il fenomeno dell’invecchiamento e arriva alla conclusione che non si tratti di una patologia: l’invecchiamento “è inerente alle proprietà biologiche essenziali degli organismi…”.
Nonostante fosse una persona molto schiva, come la maggior parte dei veri scienziati, sappiamo molto della sua vita privata. Sua figlia, Natalia Ginzburg, racconta la vita della famiglia Levi in un bestseller, “Lessico famigliare”.
Levi precorre i tempi anche nel campo della didattica. Nel 1927 pubblica la prima edizione del suo Trattato di Istologia. Un libro rivoluzionario; l’intento di Levi era quello di stimolare il ragionamento critico degli studenti presentando non solo nozioni ma anche dati sperimentali per preparare le menti degli studenti alle sfide del futuro.
Non meraviglia quindi che Rita Levi Montalcini, Renato Dulbecco e Salvador Luria che lavorano quasi nello stesso periodo nel suo laboratorio saranno poi insigniti con il premio Nobel.
Il primo studente che si laurea con Salvador Luria, che si era trasferito in America con l’aiuto di Enrico Fermi, è James Watson… quello della struttura del DNA! Una nuova rivoluzione in Biologia è in preparazione.
Parlando di Levi, passato, presente e futuro si mescolano. Ma il riflesso del sole al tramonto sulle montagne innevate davanti a noi mi ricorda che si è fatto tardi: devo lasciare Ivrea e salutare Barasa per tornare a Pisa.A proposito, Ivrea e la famiglia Levi sono legati dal matrimonio della figlia di Levi, Paola, con Adriano Olivetti, un’altra figura di spicco dell’Italia degli inizi del secolo scorso… ma questa è un’altra storia.