Ricerca

Sono nato a Como nel febbraio del 1966. Ho due figli e due figlie, una nipotina.

Nel corso degli anni ho approfondito diversi filoni di ricerca, che si sono dischiusi perseguendo l’intento metodologico di ricostruire e di interpretare il nesso esistente tra teoria economica, politica economica e politica militante.

Ho una formazione interdisciplinare e i risultati dei miei studi sono di carattere interdisciplinare: oggi sembrerebbe un merito distintivo, nella realtà, invece, talvolta ci si scontra con linguaggi che tendono a diventare corporativi e a frenare la ricerca e la scoperta scientifica. Sono uno studioso che non si identifica né con una tematica specifica studiata, né con gli autori con i quali si è confrontato, né con le scuole che si occupano di temi e di autori e che cercano di monopolizzare l’argomento. Né tanto meno sono stato, e sarò “organico” con le istituzioni con le quali ha collaborato o con qualsivoglia organismo sociale o “egemonia culturale”. Ho un profilo intellettuale autonomo e indipendente: è il frutto di un sistema scolastico e universitario pubblico, quale quello italiano, incardinato sulla libertà di pensiero, di ricerca e di insegnamento, oltre che sull’ambiente famigliare in cui sono cresciuto, animato da profonda curiosità e consapevolezza critica. Ho lavorato a lungo anche nell’università privata.

Sono laureato in Storia all’Università di Milano (1991) ed ho conseguito il dottorato di ricerca in Storia delle dottrine economiche all’Università di Firenze (1995). Gli strumenti del mestiere gli ho appresi nel corso degli anni collaborando con studiosi come Giulio Sapelli, Aurelio Macchioro, Riccardo Faucci, Massimo Augello. La passione per la storia e l’umanità, in ogni sua dimensione, l’ho appresa dai miei genitori e da mia moglie: Maurizio, giornalista a Milano, prima a “L’Unità”, dove seguiva la cronaca giudiziaria, e poi al “Sole24Ore”; Luce Glauca Summa, insegnante di Lettere al Liceo scientifico di Como; Iride Colombo, compagna di vita da quarant’anni. I miei avi, che ho frequentato, hanno contributo alla costruzione della Nazione e della Repubblica: il bisnonno paterno, Angelo, sposato con Teresa Parenti, mondina, è Cavaliere di Vittorio Veneto; contadino, ne ha ricevuto in premio un ettaro di terreno, da dove ricavava un vino aspro e indigesto; mio nonno Sirio, militare di carriera, ha combattuto tutte le guerre del fascismo, a cominciare dall’Abissinia; dopo l’8 settembre 1943, che lo trova sergente maggiore all’Accademia di Modena, è stato partigiano, comandante militare ma guardato con sospetto dai “politici”. Pluridecorato in entrambi i casi, solo grazie al Presidente Pertini vedrà sbloccata la carriera. Giuseppe Summa, geometra, morto giovane, e soprattutto Fausta Bondini, afflitta da malattia grave ma compagna di stanza per lunghi anni, mi hanno tramandato il calore del nostro meridione, così come gli zii Piero e Massimo e le zie Leda, Laura e Mirella, tutti nati nel dopoguerra e fioriti e partecipi della creatività italiana degli anni ’70, dove scuola, politica, teatro, lavoro erano spesso connesse.

Tutto ciò contribuisce a spiegare perché i miei interessi di ricerca riguardino prevalentemente la storia italiana.

A Sapelli, geniale studioso di economia, devo l’inizio della collaborazione con la Fondazione Feltrinelli di Milano, per la quale ho ideato e curato il volume degli “Annali” dedicato a Socialismo e marginalismo nell’Italia liberale. Il tributo intellettuale che ho nei confronti di Macchioro, tra i primi keynesiani in Italia, membro del Partito d’Azione e poi studioso del marxismo e affezionato ai teorici conservatori dello “statalismo”, si è tradotto nella ricostruzione del suo percorso per un volume (del 2008) degli “Annali” della Fondazione Gramsci di Roma, su invito di uno dei suoi primi allievi, Giuseppe Vacca (Keynes, Marx, l’Italia). Faucci è stato tra i miei tutor della tesi di dottorato, dedicata a Maffeo Pantaleoni, mentre con Augello, inesauribile ideatore di iniziative, ho collaborato assiduamente alle numerose ricerche PRIN che egli ha ideato e coordinato sugli economisti italiani dell’800 e ‘900 e alla redazione della rivista “Il pensiero economico italiano”. Finita questa esperienza, durata quasi 15 anni, mi sono impegnato con “Il Ponte”, fondato da Piero Calamandrei e poi diretto da Marcello Rossi: tra gli altri saggi, disseminati in oltre 15 anni di collaborazione, dedicati soprattutto all’Italia contemporanea, ho ideato e curato il numero monografico Managerialismo neoliberale e Università (2026). La rivista mi ha pubblicato uno dei pochi lavori esistenti sulla cultura economica del Partito Democratico, che ho titolato, nel 2008, La fine del liberismo di sinistra, 1998-2008. Anche questa esperienza redazionale è terminata.

Ho studiato diverse tradizioni di pensiero, sia affrontando singoli pensatori e pensatrici, sia analizzando particolari tematiche. Ho scritto volumi, ideato e curato raccolte di saggi, pubblicato articoli su riviste nazionali e internazionali. Mi sono soffermato sul periodo che corre dalla fine del ‘700 fino ai giorni nostri. I miei studi, il cui elenco completo trovate in un’altra pagina, possono essere descritti in questo modo:

  1. Lavori dedicati al profilo teorico e politico di Maffeo Pantaleoni, il più importante economista italiano tra Otto e Novecento: ha proposto una originale teoria marginalista ed ha giocato un ruolo culturale e politico di primissimo piano in Italia. Il mio primo volume è dedicato a lui: Marginalismo e socialismo: Maffeo Pantaleoni (1882-1904), FrancoAngeli, 1998. Sono poi seguiti altri saggi e volumi, in lingua italiana e inglese. Una delle ultime ricerche è dedicata al suo contributo teorico in tema di “economia di guerra”, che ho paragonato e contrapposto a quello proposto dall’economista ricardiano e socialista Achille Loria (Italian Economic Analyses of the First World War: “Historical Materialism” versus “Pure Economics”, nel volume Economists and War. A heterodox perspective, Routledge, 2017).
  2. Saggi dedicati alla ricostruzione della nascita e dello sviluppo di differenti scuole di pensiero italiane: marxismo, scuola storica, marginalismo, corporativismo, scuola keynesiana, neoliberismo. Si tratta di saggi che hanno intercettato particolari tematiche e autori. Tra questi ne ricordo tre, tutti apparteneti alla scuola storica: Giulio Alessio, esponente del liberalismo democratico; ne ho studiato l’attività parlamentare riconducendola alla sua produzione scientifica (Lo statalismo “radicale” di Giulio Alessio, nel volume Gli economisti in Parlamento 1861-1922, FrancoAngeli 2003); Jacopo Mazzei, un economista nazionalista e cattolico, molto rilevante per l’Italia anche perché punto di riferimento di pensatori cattolici successivi, come Amintore Fanfani (L’economia cattolica alla conquista dello Stato: nazionalismo, neo-mercantilismo e questione sociale in Jacopo Mazzei, 1913-1925, “Il pensiero economico italiano”, 2018); il liberal conservatore Gerolamo Boccardo (Economia politica come dottrina dell’umana libertà, nel volume Tra economia, politica e impegno civile: Gerolamo Boccardo e il suo tempo (1829-1904).
  3. Ricerche di ricostruzione del pensiero economico del movimento nazionalista italiano e del fascismo, da ultimo con una monografia sul giovane Franco Modigliani, appartenente in gioventù alla cd “destra sociale” e futuro premio Nobel per l’economia (con Firenze University Press, 2020). Il testo che ritengo costituisca un contributo originale e imprescindibile per chi si occupa del periodo è Il nazionalismo economico italiano. Corporativismo, fascismo, liberismo (1900-1923), Carocci, 2020, ma uscito in una prima edizione con M&B Publishing nel 1999, una piccola casa editrice che ha avuto fiducia, allora, in un giovane ricercatore precario. Enrico Barone, Pantaleoni e Vilfredo Pareto e altri economisti che erano legati all’insegnamento di questi tra “maestri”, vengono letti nel loro tempo e per l’influsso politico diretto e indiretto che hanno esercitato nella crisi dello Stato liberale italiano. Ho poi sottolineato l’importanza di una tradizione di pensiero che si definiva “destra fascista”, in decisa continuità con il nazionalismo pantaleoniano: From Nationalism to Fascism: Protagonists and Journals, ospitato nel volume An Institutional History of Italian Economics in the Interwar Period (Palgrave, 2020). Molto nutrito l’elenco di economisti che ho studiato in queste ricerche: oltre a quelli già citati, ricordo Gino Arias e Corrado Gini, nonché giuristi come Alfredo Rocco e Carlo Costamagna.
  4. Studio della “questione ebraica”, indagata in alcuni momenti particolarmente significativi della storia italiana. Ne menziono quattro. Un testo dedicato alla Interdizioni israelitiche di Carlo Cattaneo (uscito su “Storia in Lomabrdia”); il volume Alle origini dell’antisemitismo nazional-fascista. Maffeo Pantaleoni e “La Vita italiana” di Giovanni Preziosi, 1915-1924 (Marslilio 2011); il saggio, scritto con Terenzio Macabelli, Economics and Anti-Semitism: the Case of Maffeo Pantaleoni, uscito sulla rivista “History of Political Economy”. Da ultimo ricordo la mia curatela del testo di Giulio Sapelli Un mondo di relazioni. Ebrei e capitalismo in Italia (Mimesis 2025).
  5. Lavori dedicati al dibattito sui “sistemi economici comparati”, con particolare riferimento al dibattito pro e contro il socialismo e il comunismo, dall’Ottocento ai giorni nostri. Ho dedicato attenzione a classici come Barone, Pareto, Pantaleoni, Luigi Einaudi, Cesare Dami. L’argomento si è spinto fino all’analisi del contributo degli economisti e gli specialisti italiani nel secondo dopoguerra (A. Chilosi, R. Di Leo, D. Nuti), con il saggio Per una storia degli studi economici italiani sul crollo dell’URSS (“Annali della Fondazione La Malfa”, 2023). E’ in uscita una sintesi in un volume Routledge.
  6. Studio del pensiero economico e politico di Karl Marx, in continuo perfezionamento: l’ultimo è Marx, Engels e la Rivoluzione in Occidente, nel volume Marx e i marxismi (2023). 
  7. Approfondimento del pensiero economico-politico della tradizione anarchica, socialista e comunista italiane. Ho dedicato specifici saggi, pubblicati in diverse riviste e volumi, ai seguenti autori: Filippo Buonarroti, Antonio Labriola, Arturo Labriola, Enrico Leone, Antonio Gramsci, Achille Loria, Anna Kuliscioff, Cesare Dami, Silvio Leonardi, Antonio Panzeri. Tenterò di raccogliere questi contributi in un volume dal titolo Economie della liberazione. Nel 2011 ho pubblicato il volume Marxismo, liberismo, rivoluzione: saggio sul giovane Gramsci 1915-1920 (Città del Sole): forse una delle poche ricerche in cui il pensiero economico giovanile dell’autore viene ricostruito in modo dettagliato.
  8. Problematiche di carattere metodologico e di storia della storiografia.
  9. Saggi di interpretazione della crisi industriale e finanziaria e sanitaria dal 2008 ad oggi, ripercorrendo alcuni tratti salienti del pensiero di J.M. Keynes, pubblicando, tra gli altri, due saggi su “Studi economici”. In questo contesto ho collaborato a diverse testate che nel quadro normativo universitario odierno vengono incluse nella cd “terza missione”, cioè nell’impegno civile e divulgativo dello scienziato sociale.
  10. Ricostruzione del pensiero e della cultura economica dell’Italia della cd Seconda Repubblica: al Partito Democratico ho dedicato dapprima il volumetto La fine del liberismo di sinistra, 1998-2008, e poi, spingendomi ad analizzare anche la cultura della destra italiana, i saggi raccolti in Critica del liberismo italiano (Feltrinelli 2020): testo complesso, ma utile per orientarsi nel presente e concepito proprio per questo scopo.
  11. Con una serie di ricerche ho cercato di approfondire lo studio del “ventennio berlusconiano“, utilizzando il pensiero di economisti come Adam Smith, Simone de Sismondi, Pareto: ho così coniato la categoria di “imprenditore-Stato”. Allargando lo sguardo all’esperienza di Fratelli d’Italia, è in uscita nel 2026, per Mimesis, il volume L’Imprenditore-Stato. Il nazionalismo contemporaneo e la fine delle libertà repubblicane.
  12. Analisi del rapporto tra Università e capitalismo, con particolare riferimento al pensiero di Thorstein Veblen e alle riforme neoliberali degli ultimi trent’anni.
  13. Economia della musica e dell’immateriale, con particolare riferimento anche al pensiero economico italiano. Ho tratto spunto liberamente da una tradizione teorico-politica composita, dagli ultra liberisti, gli statalisti conservatori, sino ai marxisti: Melchiorre Gioia, Francesco Ferrara, Cattaeno, Einaudi, Pantaleoni, Marx, Antonio Negri: ho in uscita un volumetto, spero nel 2026.
  14. Economia di guerra, curando il volume La guerra e gli economisti, per “Il pensiero economico italiano”.
  15. Ho aperto recentemente un nuovo fronte di ricerche su tre argomenti che, dalla storia delle idee mi spingono alla ricostruzione dei fatti economici e sociali: antropologia economica dell’innovazione, con particolare riguardo alla scuola di ingegneria di Pisa, dove sto coordinando una borsa di ricerca; sociologia economica, soffermandomi sull’esperienza industriale e commerciale di Livorno, con particolare riguardo al ruolo femminile e al cd gender gap; scuola pubblica, con un progetto di Reddito scolastico comunale, volto a realizzare i principi codificati nella nostra Costituzione.

Università di Pisa
Lungarno Pacinotti 43, 56126 Pisa
P.I. 00286820501
C.F. 80003670504

Servizio a cura del
SIA - Sistema Informatico di Ateneo
help@people.unipi.it

Torna in cima