{"id":10,"date":"2015-04-08T11:14:27","date_gmt":"2015-04-08T09:14:27","guid":{"rendered":"http:\/\/people.unipi.it\/cloner\/?page_id=10"},"modified":"2023-01-27T08:12:30","modified_gmt":"2023-01-27T07:12:30","slug":"ricerca","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/people.unipi.it\/roberta_ferrari\/ricerca\/","title":{"rendered":"Ricerca"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019attivit\u00e0 scientifica di Roberta Ferrari si \u00e8 svolta principalmente nell\u2019ambito della narrativa e del teatro inglesi, con particolare riguardo al novel settecentesco, al gotico ottocentesco, alla narrativa modernista e postmoderna, al dramma contemporaneo. La sua ricerca si \u00e8 inoltre indirizzata a studi sugli inizi del professionismo letterario femminile, sulla saggistica romantica, la letteratura di viaggio e i rapporti culturali anglo-italiani.<br \/>\nLaureatasi nel giugno 1987 con una tesi sull\u2019interazione tra critica e creative writing nella letteratura del XX secolo, ha inizialmente rivolto i propri interessi alla narrativa novecentesca, con lo studio delle sperimentazioni tecniche che vi si sono condotte, delle poetiche ad esse sottese e del dibattito teorico a cui le une e le altre hanno dato luogo. Particolare rilievo ha avuto nella sua attivit\u00e0 di ricerca l\u2019approfondimento di problematiche riguardanti il rapporto con la tradizione e, in generale, il livello dell\u2019intertestualit\u00e0, con studi sulla presenza di Shakespeare in Ulysses di James Joyce e sul macrotesto narrativo di Graham Swift, autore del quale ha continuato ad occuparsi nel corso degli anni seguendone l\u2019evoluzione artistica. In questa fase iniziale, si \u00e8 interessata anche alla produzione narrativa e saggistica di Malcolm Bradbury, studiando il rapporto che ha legato a doppio filo le sue attivit\u00e0 di critico letterario e di romanziere. Alcune recensioni a testi critici riguardanti il romanzo modernista e postmoderno sono apparse sulla Rivista di Letterature Moderne e Comparate (Rivista Fascia A), con cui ha continuato a collaborare negli anni.<br \/>\nNel 1988 \u00e8 risultata vincitrice del concorso per l\u2019ammissione al Corso di Dottorato di Ricerca in Anglistica (IV ciclo, Universit\u00e0 di Firenze), e durante il quadriennio del dottorato ha approfondito lo studio della produzione di Flann O\u2019Brien\/Myles na Gopaleen, una delle figure pi\u00f9 controverse e affascinanti della letteratura anglo-irlandese del Novecento. La rilettura del suo macrotesto narrativo \u00e8 stata condotta alla luce del singolare rapporto tra vicenda biografica e carriera letteraria: O\u2019Brien rappresenta uno degli esempi pi\u00f9 emblematici dell\u2019\u201canxiety of influence\u201d bloomiana e lo scontro con il \u201cgrande precursore\u201d Joyce segna indelebilmente la sua parabola umana e artistica. La tesi discussa per il conseguimento del titolo nel giugno 1993 \u00e8 stata successivamente rielaborata per la pubblicazione nella Collana \u201cLetteratura anglo-americana\u201d delle Edizioni ETS di Pisa. L\u2019interesse per O\u2019Brien si \u00e8 successivamente concretizzato in approfondimenti relativi ad aspetti specifici della sua produzione.<br \/>\nAnche per quanto concerne il genere teatrale, ha rivolto principalmente l\u2019attenzione a questioni legate alla problematica intertestuale, concentrandosi su autori quali Samuel Beckett, Tom Stoppard ed Edward Bond, nelle cui opere il complesso rapporto con la tradizione, e in particolare con Shakespeare, genera una fenomenologia quanto mai varia del rimando intertestuale, che in ognuno di questi drammaturghi assume funzioni differenti, divenendo cifra della loro diversit\u00e0 nel concepire il mondo, l\u2019uomo e il teatro stesso.<br \/>\nL\u2019attivit\u00e0 di ricerca si \u00e8 successivamente indirizzata al romanzo gotico e alla narrativa settecentesca, all\u2019interno della quale ha rivolto specifica attenzione ai romanzi della prima met\u00e0 del Settecento e alla scrittura femminile. Per ci\u00f2 che concerne il gotico, l\u2019interesse si \u00e8 appuntato essenzialmente su questioni di ordine tecnico-narrativo, con uno studio dedicato al problema dell\u2019autenticazione in Melmoth the Wanderer. Del romanzo di Maturin ha analizzato anche la dimensione spaziale, con particolare riferimento alla fenomenologia e alle funzioni degli elementi topologici.<br \/>\nQuesto interesse specifico per lo spazio nella narrativa ha costituito il punto di partenza di altri suoi studi incentrati sul topos dell\u2019isola in testi del primo Settecento. Robinson Crusoe e Gulliver\u2019s Travels hanno offerto, da questo punto di vista, esemplificazioni significative, illustrando le possibili metamorfosi del topos stesso, che dai due autori (Defoe portavoce dell\u2019ideologia borghese, Swift fustigatore delle sue contraddizioni) \u00e8 ripreso e utilizzato con intenti profondamente diversi. All\u2019isola \u00e8 dedicato il numero monografico della rivista Stultifera Navis. Studi di anglistica intitolato Un luogo pieno di voci: l\u2019isola nella letteratura di lingua inglese, da lei curato e a cui ha contribuito con un\u2019Introduzione e un saggio su Robinson Crusoe.<br \/>\nIl volume La nascita di un genere. Il novel del primo Settecento, pubblicato nella Collana Testi universitari delle Edizioni ETS, offre una rilettura di alcuni romanzi fondamentali (Robinson Crusoe, Pamela, Tom Jones) al fine di ripercorrere i momenti salienti dello sviluppo del nuovo genere, tenendo conto, da un lato, del rapporto che esso instaura con la tradizione e, dall\u2019altro, delle istanze di natura politica e socio-economica, oltre che culturale, di cui si fa portavoce privilegiato. L\u2019operazione letteraria condotta da ciascun autore viene illustrata nei termini della sua maggiore o minore adesione alla tradizione narrativa precedente e attenzione al contesto contemporaneo all\u2019interno del quale l\u2019opera cerca e trova i propri spazi di fruizione.<br \/>\nAd una riflessione sul cruciale periodo di passaggio dalla narrativa secentesca al novel settecentesco \u00e8 dedicato lo studio del romanzo breve di William Congreve, Incognita, or Love and Duty Reconciled, in cui la contaminazione tra generi (teatro e romanzo) e il gioco metanarrativo s\u2019intrecciano a una disamina del tema dell\u2019identit\u00e0, declinato attraverso i topoi dello sdoppiamento e del travestimento.<br \/>\nNel settembre 2002 ha partecipato al convegno internazionale Myths of Europe (Pisa, 12-14 settembre 2002) con un intervento dedicato al Tom Jones, pubblicato dalla casa editrice Rodopi, nel quale ha condotto un\u2019analisi del capolavoro di Fielding alla luce del debito (mai riconosciuto prima dalla critica) dell\u2019autore inglese nei confronti della Commedia. L\u2019intertestualit\u00e0 dantesca si rivela con particolare evidenza nella parte centrale del Tom Jones, i sei libri della cosiddetta \u201cepic of the road\u201d, per i quali Fielding mutua situazioni e personaggi del Purgatorio, operando una rivisitazione ironico-parodistica del referente. Il romanzo di Fielding ha continuato ad essere investigato con studi sulla fenomenologia e le funzioni del dialogo in Joseph Andrews e in Shamela e con un\u2019analisi della dimensione spaziale nel travelogue The Journal of a Voyage to Lisbon.<br \/>\nSul versante della scrittura femminile, la ricerca ha privilegiato tematiche relative alla ripresa e trasformazione dei modelli della tradizione da parte delle prime scrittrici professioniste a partire dalla seconda met\u00e0 del Seicento, e in particolare dall\u2019opera di Aphra Behn, il cui Love Letters between a Nobleman and His Sister, esempio di novel ante litteram, \u00e8 stato studiato dal punto di vista della sperimentazione tecnica che l\u2019autrice vi conduce. Altri romanzi femminili inglesi del XVIII secolo sono stati letti quali interessanti anticipazioni del genere del Bildungsroman. Cos\u00ec \u00e8 stato per l\u2019opera narrativa pi\u00f9 famosa di Eliza Haywood, Miss Betsy Thoughtless, analizzata in un saggio in cui lo studio dei personaggi e della loro caratterizzazione \u00e8 volto a delineare il percorso di crescita della protagonista, che consiste innanzitutto nel raggiungimento della consapevolezza di s\u00e9 e del proprio ruolo all\u2019interno della societ\u00e0. La formazione dell\u2019eroina \u00e8 centrale anche in The Female Quixote di Charlotte Lennox, oggetto specifico di un saggio, uscito in un volume collettaneo di Ashgate (UK), incentrato sull\u2019analisi degli scarti operati rispetto all\u2019ipotesto cervantino, alla luce di una riconsiderazione \u201cal femminile\u201d del romance e dei suoi valori.<br \/>\nUlteriore ambito di ricerca \u00e8 stato quello della prosa del Romanticismo, con particolare riferimento ai saggi di Charles Lamb, all\u2019interno dei quali \u00e8 stata analizzata la complessit\u00e0 dei processi mnestici. Lo studio si \u00e8 inserito all\u2019interno di un pi\u00f9 ampio progetto su memoria e letteratura, di cui \u00e8 stata coordinatrice a livello dipartimentale e che si \u00e8 concretizzato nella pubblicazione di un volume collettaneo da lei curato per l\u2019Editrice ETS, con contributi di studiosi italiani e stranieri. Nel saggio \u201c\u2018Some sickly idiosyncrasy\u2019: \u2018The South-Sea House\u2019 e \u2018Mackery End in Hertfordshire\u2019 di Charles Lamb\u201d, si analizza la situazione tipicamente wordsworthiana del ritorno ai luoghi dell\u2019infanzia e della giovinezza, che anche in Lamb diventa punto di partenza di un percorso \u00e0 rebours nei meandri della memoria.<br \/>\nNel settembre 2004 \u00e8 intervenuta in qualit\u00e0 di relatore alle Ugo Mursia Memorial Lectures: Second Series, nella sessione intitolata \u201cConrad and Italy\u201d, con il paper \u201cTranslating\/Transforming: Dacia Maraini\u2019s Reading of The Secret Sharer\u201d. All\u2019intervento \u00e8 stato assegnato all\u2019unanimit\u00e0 dai segretari delle societ\u00e0 conradiane (presidente Prof. Ed Bojarski) uno dei tre premi messi in palio dalla Joseph Conrad Foundation.<br \/>\nPi\u00f9 recentemente, l\u2019interesse per l\u2019odeporica \u00e8 stato ulteriormente sviluppato attraverso ricerche sui libri di viaggio di Addison, Fielding, Smollett e di Mary Wollstonecraft, nonch\u00e9 sulla celebre controversia Sharp\/Baretti (su cui \u00e8 intervenuta al Convegno Internazionale Language, Culture and Ideology in the History of Anglo-Italian Relations, Gargnano 2009, con una relazione intitolata \u201cItaly Explained to the English: the Account of the Manners and Customs of Italy by Giuseppe Baretti\u201d, successivamente pubblicata in volume nel 2011). Nell\u2019ambito dei rapporti culturali anglo-italiani ha pure indagato figure quali Marguerite Gardiner, Contessa di Blessington (\u201cCon occhi di donna: The Idler in Italy della Contessa di Blessington\u201d, pubblicato in un volume collettaneo della Bononia University Press da lei co-curato) e Walter Savage Landor, nome di spicco della comunit\u00e0 inglese a Firenze tra gli anni \u201820 e gli anni \u201960 dell\u2019Ottocento, a cui ha dedicato una serie di studi, tra cui \u201cIntellectual Affinities: l\u2019amicizia tra Walter Savage Landor e Charles Dickens\u201d (2016), e \u201cDantesque Conversations: Walter Savage Landor\u2019s Portraits of Dante\u201d, presentato al Convegno Internazionale \u201cViaggi per scene in movimento\/ Journeys through Changing Landscapes\u201d (Pisa, 11-13 febbraio 2016) e in corso di pubblicazione in un volume collettaneo presso la Pisa University Press. Il lavoro su Landor s\u2019inserisce all\u2019interno di una ricerca interdisciplinare dal titolo \u201cDislocations\/Dislocazioni: lingue e letterature in prospettiva transnazionale\u201d, finanziata dall\u2019Universit\u00e0 di Pisa nell\u2019ambito del progetto PRA 2015.<br \/>\nSul versante della letteratura contemporanea, oltre a saggi sulla short fiction di A.S. Byatt e sul teatro di Harold Pinter, nel 2012 ha pubblicato una monografia sulla produzione narrativa di Ian McEwan per la casa editrice Le Lettere di Firenze (Ian McEwan, Collana Letture di contemporanea, diretta da Mirella Billi). Il volume segue il percorso artistico del romanziere inglese dai trasgressivi esordi di The Cement Garden e The Comfort of Strangers fino ai pi\u00f9 recenti bestseller, identificando i romanzi come tappe successive di un\u2019ampia, e a tratti dolorosa, esplorazione della natura umana, stimolata di volta in volta dal confronto con le istanze pi\u00f9 pressanti della contemporaneit\u00e0. Accogliendo le sfide della Storia, della politica, della scienza, McEwan confida nella capacit\u00e0 della scrittura, e in particolare del romanzo, di gettare uno sguardo alla condizione umana che sia alternativo rispetto ai grandi discorsi della filosofia, della religione, della scienza stessa. Le sue opere diventano dunque terreno di una feconda riflessione metanarrativa che la monografia esplora nel suo tentativo di saggiare i limiti e le potenzialit\u00e0 del medium romanzesco, anche dal punto di vista etico, laddove scrittura e lettura si fanno pregnanti metafore di una negoziazione sempre faticosa tra il s\u00e9, l\u2019Altro e il mondo. A The Daydreamer di McEwan \u00e8 dedicato il saggio \u201cMetamorphosis of a Genre: The Daydreamer by Ian McEwan\u201d, pubblicato sulla rivista di fascia A Impossibilia (2014), mentre la problematica etica, centrale al pi\u00f9 recente romanzo dell\u2019autore, The Children Act (2014), \u00e8 analizzata in \u201cThe Child\u2019s Welfare: etica e romanzo in The Children Act di Ian McEwan\u201d. A <em>Machines Like Me<\/em>, il pi\u00f9 recente romanzo di McEwan, ha dedicato due interventi a convegni internazionali, in corso di stampa su <em>Cajetele Echinox<\/em> e <em>Between<\/em>.<br \/>\nAl Convegno internazionale \u201cShakespeare and Money\u201d (Pisa, 4-5 ottobre 2016) ha presentato un intervento dal titolo \u201cPut but money in thy purse\u201d: Shakespeare, Dedalus, and money in Joyce\u2019s Ulysses\u201d, pubblicato la Pisa University Press.<br \/>\nNel gennaio 2018 ha partecipato al Convegno internazionale &#8220;William Hogarth in Time: Metamorphoses and Afterlives in European Literatures and Cultures&#8221;, con un intervento dal titolo &#8220;Hogarth and the Romantic Essayists, a Poetics of the Familiar&#8221;. Nel giugno 2018 \u00e8 stata relatrice al Festival Shelley di Viareggio, di cui \u00e8 organizzatrice scientifica, con un intervento intitolato \u201cPercy e gli altri: romantici inglesi in Toscana nel primo Ottocento\u201d. Nel settembre 2018 ha co-organizzato il Convegno Internazionale \u201cThe Library: An Interconnection of Worlds\u201d, a cui ha presentato l&#8217;intervento \u201cL\u2019incanto dei libri: viaggio nelle biblioteche pi\u00f9 belle del mondo\u201d. Nell&#8217;autunno 2018 ha partecipato, su invito, a una giornata di studi e un convegno internazionali: &#8220;Due secoli con <em>Ivanhoe<\/em>&#8221; (Pisa, 18 ottobre 2018) e &#8220;Sovversioni e censure&#8221; (Pisa, 14-16 novembre 2018).<br \/>\nNel 2019 \u00e8 stata relatrice al convegno finale PRA &#8220;Mediazioni letterarie: itinerari, figure e pratiche&#8221; (Pisa, 23-25 gennaio 2019).<br \/>\nHa recentemente ultimato la redazione di un volume monografico su Walter Savage Landor per la Pisa University Press. Nell\u2019ambito del corposo macrotesto landoriano, lo studio prende in considerazione le opere legate all\u2019esperienza italiana dell\u2019autore, che comprendono poesie, tragedie, narrativa, ma soprattutto conversazioni immaginarie, il sottogenere di cui Landor fu indiscusso maestro. Allontanandosi dall\u2019impostazione sostanzialmente biografica e dall\u2019intento per lo pi\u00f9 inventariale che caratterizza gli studi esistenti, peraltro tutti decisamente datati (J. Auer, Walter Savage Landor in seinen Beziehungen zu den Dichtern des Trecento, Dante, Boccaccio, Petrarca, 1903; G. Fornelli, Walter Savage Landor e l\u2019Italia, 1930; F. Elkin, Walter Savage Landor\u2019s Studies of Italian Life and Literature, 1934), il volume riconduce l\u2019opera \u201citaliana\u201d di Landor all\u2019interno del pi\u00f9 ampio panorama dei rapporti anglo-italiani e, segnatamente, anglo-toscani nei decenni che vanno dagli anni Venti agli anni Sessanta del XIX secolo, con l\u2019intento di gettare luce non soltanto sulle idiosincratiche posizioni di un intellettuale spesso in contrasto con le mode del suo tempo, ma anche, pi\u00f9 in generale, sulle particolari dinamiche sottese ai rapporti culturali italo-britannici nell\u2019Ottocento, che si arricchiscono d\u2019interessanti sfumature ideologiche e politiche.<\/p>\n<p>Per il Dizionario dei temi letterari (UTET, Torino) curato da R. Ceserani, M. Domenichelli e P. Fasano, ha redatto le voci PAESE\/VILLAGGIO e VALLE. Nel tempo ha continuato l\u2019attivit\u00e0 di recensore.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019attivit\u00e0 scientifica di Roberta Ferrari si \u00e8 svolta principalmente nell\u2019ambito della narrativa e del teatro inglesi, con particolare riguardo al novel settecentesco, al gotico ottocentesco, alla narrativa modernista e postmoderna, al dramma contemporaneo. 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