{"id":148,"date":"2017-10-17T08:25:30","date_gmt":"2017-10-17T06:25:30","guid":{"rendered":"http:\/\/people.unipi.it\/pierluigi_consorti\/?p=148"},"modified":"2017-10-17T08:28:18","modified_gmt":"2017-10-17T06:28:18","slug":"bisogna-interpretare-il-diritto-canonico-alla-luce-del-concilio-vaticano-ii","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/people.unipi.it\/pierluigi_consorti\/bisogna-interpretare-il-diritto-canonico-alla-luce-del-concilio-vaticano-ii\/","title":{"rendered":"Bisogna interpretare il diritto canonico alla luce del Concilio Vaticano II."},"content":{"rendered":"<p>Il Cardinale Robert Sarah ha diffuso una <a href=\"http:\/\/lanuovabq.it\/it\/traduzioni-nella-liturgia-istruzioni-per-luso\">sua personale interpretazione<\/a> del <a href=\"https:\/\/press.vatican.va\/content\/salastampa\/it\/bollettino\/pubblico\/2017\/09\/09\/0574\/01279.html#la\">Motu proprio Magnum Prin<\/a>cipium che ha recentemente modificato il canone 838 del codice di diritto canonico. \u00a0La riforma si \u00e8 resa necessaria per chiarire quali debbano essere i termini della relazione fra la competenza legislativa propria assegnata in materia liturgica alle Conferenze episcopali e la competenza esecutiva della Sede apostolica alla luce dei principi conciliari. Il canone si esprimeva per la verit\u00e0 in modo gi\u00e0 sufficientemente chiaro, ma la prassi amministrativa aveva generato molte difficolt\u00e0 applicative, che la riforma ha voluto definitivamente dissipare.<\/p>\n<p>Vale la pena ricordare che nella Chiesa la forza normativa dipende dall\u2019autorit\u00e0 del soggetto che emana una legge e che la potest\u00e0 legislativa \u00e8 connessa al <em>munus<\/em> episcopale. Ciascun vescovo diocesano gode della pienezza della potest\u00e0 normativa verso il popolo che gli \u00e8 stato affidato. Tuttavia il Concilio ha spiegato che non si tratta di un potere personale quanto di un effetto della comunione che caratterizza il <em>munus<\/em> di ciascun vescovo in quanto membro del collegio episcopale. In questo modo ogni Chiesa particolare \u00e8 parte dell\u2019unica Chiesa universale sicch\u00e9 la potest\u00e0 normativa propria di ciascun vescovo diocesano si raccorda con quella di tutti gli altri vescovi in comunione con quello di Roma. Tale vincolo si realizza anche attraverso diverse forme di collegamento tra vescovi diocesani. Il Concilio in questo senso ha valorizzato le Conferenze episcopali nazionali rispetto ad altri soggetti aggregativi risalenti nel tempo, come le regioni ecclesiastiche e i concili locali.<\/p>\n<p>Le funzioni attribuite alle Conferenze episcopali prevedono una competenza legislativa speciale limitata a casi ben determinati. \u00a0Il can. 838 \u00e8 uno di questi, e costituisce un esempio della dialettica normativa che, per semplicit\u00e0, possiamo definire equilibrata fra centro e periferia. Nella versione originaria \u2013 che riprende il numero 22 di <em><a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/archive\/hist_councils\/ii_vatican_council\/documents\/vat-ii_const_19631204_sacrosanctum-concilium_it.html\">Sacrosanctum concilium<\/a><\/em> \u2013 esso si apre con un paragrafo dichiarativo del principio generale che attribuisce solo alla Chiesa la potest\u00e0 di definire le regole liturgiche (in sostanza esclude ingerenze di soggetti estranei) riconoscendo una competenza propria sia alla Sede apostolica sia ai Vescovi diocesani. Il secondo paragrafo precisa la competenza della Sede apostolica nel senso di ordinare la liturgia della Chiesa universale, pubblicando i libri liturgici, rivedendo (lett.: <em>recognoscere<\/em>) le loro versioni nelle lingue volgari e vigilando \u201covunque\u201d sulla fedele osservanza delle norme liturgiche. Il terzo paragrafo attribuisce alle Conferenze episcopali la competenza di predisporre le versioni dei libri liturgici nelle lingue volgari, anche \u201cadattandole convenientemente\u201d nei limiti previsti dagli stessi libri liturgici, per poi pubblicarli \u201c<em>praevia recognitione Sanctae Sedis<\/em>\u201d. Il quarto e ultimo paragrafo chiude il cerchio rammentando che al Vescovo diocesano spetta la competenza di dare norme liturgiche particolari che tutti i fedeli della sua diocesi sono tenuti ad osservare.<\/p>\n<p>In sostanza il canone ripartisce con precisione le competenze legislative in materia liturgica partendo da quella propria dei singoli vescovi per le loro diocesi e differenziando quella della Sede apostolica (paragrafo secondo) da quella delle Conferenze episcopali (paragrafo terzo). Nella prassi tuttavia la Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti ha operato attribuendosi un compito censorio connesso sia alla verifica della fedelt\u00e0 delle traduzioni nelle lingue volgari rispetto alla <a href=\"https:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/Editio_typica\">Editio typica<\/a>, sia alla pubblicazione dei libri liturgici particolari sulla base di un\u2019errata interpretazione dei termini <em>recognoscere<\/em> e <em>recognitio<\/em>, grossolanamente tradotti in italiano con \u201c<em>autorizzare\u201d<\/em>. \u00a0L\u2019errata interpretazione della <em>recognitio<\/em> come <em>autorizzazione<\/em> \u00e8 stata messa in luce da un\u2019apposita <a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/roman_curia\/pontifical_councils\/intrptxt\/documents\/rc_pc_intrptxt_doc_20060428_recognitio_it.html#_ftnref12\">Nota esplicativa del 2006 del Pontificio consiglio per l\u2019interpretazione dei testi legislativi <\/a>, che invita a rendere <em>recognitio <\/em>con <em>revisione<\/em>. La stessa Nota rammenta poi la sussistenza di una differenza giuridica fra <em>recognitio<\/em>, <em>approbatio<\/em> e <em>confirmatio<\/em>, nessuna delle quali equivale ad <em>autorizzazione<\/em>. Anche perch\u00e9 nella logica collegiale sarebbe errato suppore una subordinazione gerarchica fra organi chiamati a svolgere funzioni bens\u00ec collegate, ma in ogni caso diverse, rispetto alle quali nessuno \u00e8 superiore ad un altro. La Sede apostolica quindi revisiona le versioni svolte dalle Conferenze episcopali, ma non le autorizza n\u00e9 approva n\u00e9 conferma. Anche la pubblicazione dei libri liturgici particolari era soggetta ad una revisione della Sede apostolica, che sulla base di <em>Sacrosanctum concilium<\/em> doveva intendersi in senso meramente tecnico e sussidiario, avrebbe altrimenti invaso una potest\u00e0 normativa attribuita agli organismi territoriali.<\/p>\n<p>La Congregazione interpretava per\u00f2 la sua funzione in senso diverso: nell\u2019<a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/roman_curia\/congregations\/ccdds\/documents\/rc_con_ccdds_doc_20010507_liturgiam-authenticam_lt.html\">Istruzione Liturgiam authenticam (2001)<\/a> esaltava la sua funzione di governo della liturgia intendendo la <em>recognitio <\/em>quale vera e propria <em>approbatio<\/em>, in assenza della quale supponeva gli atti assunti dalle Conferenze episcopali del tutto privi di forza normativa. Per cambiare questa interpretazione il legislatore universale \u00e8 intervenuto modificando i paragrafi 2 e 3 del can. 838. Il primo di questi attribuisce adesso alla Sede apostolica la funzione di <em>recognoscere<\/em> (revisionare) gli adattamenti dei libri liturgici gi\u00e0 approvati a norma del diritto dalle Conferenze episcopali e l\u2019altro dispone che le Conferenze episcopali preparino e approvino i libri liturgici da utilizzare nelle regioni di loro pertinenza, accomodandoli convenientemente e fedelmente (nuovo avverbio), nonch\u00e9 pubblicandoli \u201c<em>post confirmationem Apostolicae Sedis<\/em>\u201d. La lettera di queste modifiche avrebbe dovuto tagliare la testa a qualsiasi ulteriore perplessit\u00e0 esecutiva. Il legislatore universale ha ribadito il \u00a0<em>magnum principium<\/em> conciliare che negli anni si era perso e, a scanso di equivoci, la Santa Sede ha pubblicato una Nota del Segretario della Congregazione per il culto e la disciplina dei sacramenti che fra le altre cose precisa come la sostituzione di<em> confirmatio <\/em>in luogo di <em>recognitio<\/em> sia stata voluta proprio per lasciare alla Sede apostolica un intervento meramente confermativo della volont\u00e0 espressa dalle Conferenze episcopali, unici soggetti competenti in materia di traduzione e accomodamento dei testi liturgici. A tale riguardo soccorre anche <em><a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/archive\/hist_councils\/ii_vatican_council\/documents\/vat-ii_const_19631204_sacrosanctum-concilium_it.html\">Sacrosanctum concilium<\/a><\/em> (numero 36) che, riguardo alla lingua liturgica, si esprime nei termini di <em>conferma<\/em> da parte della Sede apostolica delle decisioni assunte dai vescovi su base territoriale e di<em> approvazione<\/em> delle traduzioni da parte delle medesime autorit\u00e0 territoriali (le Conferenze episcopali nazionali).La differenza tra <em>confirmatio<\/em> e <em>recognitio<\/em> riposa peraltro su solide basi canonistiche ed appare evidente che adesso \u00e8 richiesta una mera <em>confirmatio <\/em>solo per pubblicare i libri liturgici gi\u00e0 preparati e approvati dalle Conferenze episcopali, perci\u00f2 pienamente dotati di forza normativa. <a href=\"https:\/\/www.commonwealmagazine.org\/faithful-translation\">La riforma del canone 838 va quindi intesa come la precisazione canonistica di un pi\u00f9 largo disegno di restituzione della liturgia alla sua funzione comunicativa del messaggio di salvezza, che va oltre la \u201cguerra delle traduzioni\u201d.<\/a><\/p>\n<p>Una volta si sarebbe detto <em>Roma locuta, causa finita<\/em>, ma i tempi sono cambiati; cos\u00ec il cardinale Sarah, Prefetto in carica della Congregazione chiamata per prima a cambiare passo, ha creduto opportuno manifestare il suo umile (bench\u00e9 cardinalizio) parere e segnalare la sua personale opposizione. Egli ritiene infatti che la riforma non abbia cambiato nulla e tenta una disperata difesa dell\u2019equivalenza canonistica fra <em>recognitio<\/em> e <em>confirmatio<\/em>. A suo parere la riforma ha anzi rafforzato il ruolo della Congregazione, che non solo deve \u201criconoscere gli adattamenti\u201d ma \u201cconfermare la fedelt\u00e0 delle traduzioni\u201d. Nel primo caso quindi il ruolo censorio resta invariato, e nel secondo addirittura accresciuto.<\/p>\n<p>Questa interpretazione formalistica tradisce lo spirito della riforma e si oppone apertamente alla mente del legislatore. La resistenza cardinalizia esprime una visione centralistica, curiale e anticonciliare della Chiesa esplicitamente disegnata nella parte conclusiva del suo scritto, ove paragona paternalisticamente il rapporto fra la Sede apostolica e le Conferenze episcopali \u201calla responsabilit\u00e0 del professore nei confronti dello studente che prepara una tesi o, pi\u00f9 semplicemente, dei genitori nei confronti dei compiti a casa dei figli\u201d.\u00a0 Questa visione piccina della Chiesa consegna l\u2019immagine di un \u201c<a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/principio-grande-prefetto-piccolo\/\">prefetto piccolo<\/a>\u201d, adatto forse a svolgere compiti esecutivi, ma certo lontano dall\u2019incarnare la funzione di servizio alla comunione episcopale che dovrebbe caratterizzarne il ruolo.<\/p>\n<p>Questa circostanza induce ancora una volta a ragionare sull\u2019ignoranza del diritto canonico e sulla sua strumentalizzazione come mezzo di conservazione del potere. Un arnese buono per mantenere il passato e condizionare il futuro, utile persino per resistere allo Spirito che ancora soffia nella Chiesa. Non abbiamo bisogno di battaglie di retroguardia. Non ci servono cardinali resistenti: abbiamo bisogno di un diritto canonico periferico, che parli le lingue degli uomini e delle donne per aiutare a vivere il Vangelo; abbiamo bisogno di una liturgia che esprima il mistero di Cristo nella vita della Chiesa; abbiamo bisogno di adattare le istituzioni alle esigenze del nostro tempo per favorire l\u2019unione dei credenti in Cristo. Abbiamo bisogno di conversione.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il Cardinale Robert Sarah ha diffuso una sua personale interpretazione del Motu proprio Magnum Principium che ha recentemente modificato il&hellip;<\/p>\n<p><a class=\"btn btn-dark btn-sm unipi-read-more-link\" href=\"https:\/\/people.unipi.it\/pierluigi_consorti\/bisogna-interpretare-il-diritto-canonico-alla-luce-del-concilio-vaticano-ii\/\">Leggi tutto&#8230;<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":196,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[4,3],"tags":[22,15,14,13,21,20,25,24,26],"class_list":["post-148","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-diritto-canonico","category-news","tag-concilio-vaticano-ii","tag-congregazione-per-il-culto","tag-diritto-canonico","tag-diritto-canonico-periferico","tag-liturgia","tag-magnum-principium","tag-papa-francesco","tag-riforma-della-chiesa","tag-robert-sarah"],"acf":[],"featured_image_src":null,"author_info":{"display_name":"PIERLUIGI CONSORTI","author_link":"https:\/\/people.unipi.it\/pierluigi_consorti\/author\/a008032\/"},"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.0 - 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